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Il Giovane di Mozia |
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Un
cenno particolare va dedicato al museo Joseph Whitaker, dove sono
conservati i reperti archeologici recuperati nel corso di varie campagne
di scavo condotte a Mozia. Al
suo interno si trova la celebre statua del “Giovinetto”,
che oltre a costituire la principale attrattiva di Mozia, è da
considerare in assoluto uno fra i più pregevoli capolavori d’arte che
ci siano pervenuti dall’antichità. La
statua, scolpita in un candido marmo bianco, raffigura un giovane (kuros)
a grandezza naturale. L’espressione del volto è fiera e decisa,
trasmette al tempo stesso sicurezza unita ad un senso di aristocratico
distacco. Il
corpo, che traspare al di sotto di una leggerissima tunica di garza a
piegoline verticali, è vigoroso, sensuale con le natiche tornite e le
spalle larghe sapientemente lavorate fino a farne risaltare i minimi
particolari anatomici. La veste ricadendo delicatamente, crea uno straordinario insieme di tenui effetti chiaroscurali, culminanti in basso nelle frange che si arricciano su se stesse, simili alle pieghe di luce disegnate in cielo dalle aurore boreali. Le
caratteristiche stilistiche dell’opera rispecchiano motivi tipici del
tardo arcaismo ionico, che sembrano consentirne l’attribuzione ad un
artista greco(1), operante poco prima della metà del V secolo A.C
( fra il 470 e il 450 A.C). Non sappiamo ancora con certezza chi
rappresentasse; forse un dio, un sufeta(2), o più probabilmente un
auriga vittorioso. Fra
i tanti reperti esposti nel museo dobbiamo almeno segnalare la cosiddetta
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Note: 1)
La presenza di un manufatto greco in territorio fenicio non deve stupire.
E’ storicamente confermata la presenza di una comunità greca stanziata
a Mozia. Oltretutto è scontato che la contiguità geografica col mondo
greco, in particolare con città importanti e progredite come Selinunte e
Agrigento, abbia alimentato non solo guerre, ma anche interrelazioni
commerciali e apporti culturali. 2)
Era il giudice (dall’ebraico shofetim, appunto “giudice”), la più
alta carica politico – giuridica punica. Ogni anno venivano eletti due
sufeti che sostituivano quelli precedenti. Oltre a svolgere la funzione di
magistrati, presiedevano le pubbliche assemblee e prendevano le più
importanti decisioni in materia di politica estera e interna.
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