I Fenici e Mozia

 

Testi e foto a cura di Alberto Amoroso

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T E S T I

Itinerario
La distruzione
Il Giovane

 

F O T O

Mozia
Mosaici
Giovane
Cartina di Mozia
 

 

Maschera ghignante

Visitare Mozia è un esperienza che dovremmo compiere almeno una volta, anche al di là di uno specifico interesse per le attrattive archeologiche che essa offre.              

Dalla terraferma lungo le rive sabbiose dello Stagnone, l'isoletta appare

 dolcemente sospesa, come se stesse galleggiando immobilmente sulla superficie acquatica.         

La nostra meta è raggiungibile grazie a un battellino che fa quotidianamente la spola fra il molo delle saline Infersa e Mozia. Bastano pochi minuti per arrivare in questo piccolo lembo di terra situato proprio al centro della laguna dello Stagnone, dove sono racchiusi i resti di una tra le più importanti città fenicie del mediterraneo occidentale.                   

Le caratteristiche del luogo non dovevano essere molto dissimili da quelle attuali quando, intorno al 1000 A.C, i primi navigatori fenici giunti da Tiro esplorarono la laguna ponendovi una base commerciale. Questa svolgeva il duplice ruolo di emporio per il commercio con la popolazione locale (gli Elimi) e di scalo intermedio lungo le rotte che dalla fenicia si diramavano verso occidente, toccando la Sardegna, le Baleari, la Spagna, per raggiungere infine la Britannia, situata oltre le colonne d'Ercole. Da queste terre le navi fenicie tornavano cariche di quei preziosi minerali (il ferro dalla Corsica, l'argento dalla Spagna, lo stagno(1) dalla Britannia) che rappresentavano la base della loro potenza commerciale.              

Una notevole fonte di profitti era data anche dall'esportazione di oggetti in vetro(2) e di tessuti tinti con la porpora, un colorante rossastro ottenuto dalla macerazione di un mollusco, il Murice. 

La stessa etimologia del nome "Mozia" dovrebbe significare "filanda", ed effettivamente la scoperta di una zona industriale con abbondanti resti di conchiglie di Murice nei pressi di Porta Nord, prova l'esistenza di una fiorente attività tessile da cui sarebbe derivato il nome.  Alla luce dei rilievi archeologici siamo in grado di fissare verso la metà dell' VIII secolo A.C la data della fondazione di Mozia.

La trasformazione dell'emporio in insediamento cittadino rispondeva principalmente alla necessità di consolidare il controllo di un territorio che, proiettandosi verso la Sardegna e la Spagna, era di fondamentale importanza strategica per gli interessi mercantili fenici, sottraendolo all'espansionismo dei greci che nel frattempo iniziavano a fondare le loro prime colonie(3) nella parte orientale della Sicilia. Nel suo periodo di massimo splendore fra il VI e il V secolo A.C, Mozia arrivò a contare più di diecimila abitanti alloggiati in edifici alti anche sei piani, come si deduce dalle parole di Diodoro Siculo(4). La struttura urbana, con il Cothon, il Tophet, la strada sommersa e le alte mura a strapiombo sul mare, coronate da merli semicircolari, rispecchiava modelli architettonici tipicamente orientali.

Continua........

Note:

1) Lo stagno, rarissimo nelle regioni mediterranee, era indispensabile per ottenere, in lega con il rame, il bronzo.

2) Il vetro veniva fabbricato riscaldando a 700 -800 gradi centigradi una miscela di sabbia e bicarbonato di sodio, ricavato dalle ceneri delle alghe marine. Il calore trasformava la miscela in una sostanza semifluida facilmente lavorabile, che raffreddandosi conservava le forme impresse dagli artigiani. Si producevano così vasetti porta unguenti, coppe, gioielli e altri oggetti di ottima fattura.

3) Naxos nel 734 A.C, Siracusa nel 733 A.C.

4) Lo storico, infatti, a proposito dell'assedio subito da Mozia nel 397 A.C, narra che Dionigi il Vecchio fece costruire delle torri mobili alte sei piani, tanto quanto le case dei moziesi, da accostare alle mura della città.