|
Chiunque per qualsiasi motivo
giungesse al
municipio di Erice, avrebbe l'opportunità di osservare
l'Annunciazione di Antonello Gagini, una fra le più importanti
testimonianze artistiche del rinascimento in Sicilia.
La scultura che attualmente si trova infelicemente
addossata ad una parete dell'ingresso del palazzo comunale, venne
portata a termine nel 1525 per la chiesa del Carmine di Erice. Essa
rappresenta un tema tipico dell'iconografia cristiana: si tratta
della nota vicenda evangelica dell'annuncio del concepimento di
Gesù recato dall'arcangelo Gabriele alla Madonna.
La scena si svolge entro una dimensione estranea a
quella dell'osservatore, in un'atmosfera di soffusa intimità, e la
disposizione dei blocchi di marmo verticali ai margini della
composizione non fanno che accentuare questa sensazione segnando una
soluzione di continuità con lo spazio circostante.
I due interlocutori non comunicano verbalmente
bensì gestualmente e i gesti, a dispetto del contenuto fortemente
emotivo dell'avvenimento, sono equilibrati, ampi, sereni, come è
consueto nello stile di Antonello Gagini. L'assenza di sguardo
dovuta alla mancanza di pupille negli occhi, conferisce ai volti
delle figure un'espressione distaccata.
Nonostante ciò la dolcezza degli ovali e
l'accurata levigatezza delle guance contribuiscono a rendere un
senso di grazia e morbidezza che li preserva dalla freddezza. Le
pieghe dei panneggi seguono un armonioso andamento curvilineo che
ripete quello delle ali dell'angelo e in generale quello dei vari
movimenti atteggiati dalle figure. All'estremità sinistra in basso,
mi piace osservare anche l'elegantissimo piede dell'angelo con il
sandalo arcuato che ne asseconda perfettamente il movimento, posto a
mò di puntello a consolidare l'intera costruzione, arricchendo con
un'ulteriore piacevole nota il suo valore compositivo.
Nel complesso la scultura riflette i canoni
dell'arte rinascimentale con la ricerca di ordine e compostezza
nell'impostazione della scena e di un pieno senso dello spazio
attraverso il rispetto delle proporzioni e la resa plastica delle
figure.
L'Annunciazione appare oggi molto trascurata e
bisognosa di manutenzione. Destano infatti più di una perplessità
le condizioni generali dell'opera. Alcune efflorescenze color
ruggine sui capelli della vergine e dell'angelo corrompono in quei
punti il candore niveo del marmo di Carrara. La stessa lucentezza
del marmo si perde sotto un velo di polvere che sembra perenne...A
ciò si aggiunge l'effetto sgradevole provocato dalla luce
artificiale dalle dominanti gialline che la illumina da un lato;
alterazioni ovviamente non previste dall'artista, dovute in parte
all'inevitabile azione disgregatrice del tempo agevolata certamente
dalla disaffezione e dalla pochezza degli uomini.
Sarebbe opportuno prendere seriamente in
considerazione la necessità di dotare un polo di attrazione
turistica come Erice di una struttura museale degna di questo nome
dove ospitare adeguatamente quest'opera insieme agli altri reperti
del Cordici.
Intanto, in attesa di migliori auspici,
l'Annunciazione continua a giacere dimenticata e con essa il suo
tesoro di valori estetici che senz'altro non meriterebbero l'oblio. |