| All'ultima
spiaggia
Testo di Giovanni Virzì |
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Foto di Alberto Amoroso |
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Uno
degli svaghi preferiti durante le vacanze estive è quello di trascorrere
qualche ora giornaliera sui lidi sabbiosi che orlano le nostre coste, ma
tale opportunità è minacciata dall'esistenza di fenomeni di erosione dei
nostri litorali come risulta evidente dal confronto tra l'attuale linea di
costa e quella rappresentata in antiche stampe, fotografie, carte nautiche
e topografiche anche di epoca recente. L’erosione
delle coste, in particolar modo di quelle sabbiose, conseguenza
dell'intenso e diffuso abusivismo edilizio e della costruzione di altre
opere senza la preventiva valutazione dell’impatto ambientale, è andata
aggravandosi nel corso degli ultimi decenni a causa della perdurante
disattenzione delle competenti pubbliche amministrazioni che non hanno
approntato gli opportuni strumenti di pianificazione territoriale ed
effettuato i necessari interventi di prevenzione. Alcuni
studi preliminari hanno evidenziato che si tratta di un fenomeno di erosione
accelerata poichè si verifica ad una velocità molto superiore a
quella dei fenomeni naturali. Le
nostre spiagge si sono originate dal disfacimento della calcarenite,
una roccia formata da granuli calcarei della dimensione della sabbia, che
si è originata dall’accumulo in un mare poco profondo di detriti e
gusci di conchiglie risalenti a circa 140.000 anni fa durante il
Pleistocene superiore, nel corso del quale gran parte delle attuali zone
costiere erano sommerse. Successivi
movimenti tettonici hanno provocato un sollevamento di queste ultime così
che la calcarenite è affiorata, cominciando ad essere disgregata in
sabbia dagli agenti morfogenetici, in particolare il moto ondoso ed il
vento e si sono formati gli attuali lidi ed un cordone di dune
retrostanti. Durante l'arco di un anno la sabbia, inizialmente spinta dai
venti che spirano verso l'interno della costa, viene trattenuta dalle dune
stesse mentre, quando essi soffiano nella direzione opposta, viene
riportata nella posizione iniziale nell'ambito di un delicato equilibrio
naturale. Decisamente
preoccupante è l'entità dell’erosione lungo il lido di San Giuliano
del quale tutte le dune costiere sono state distrutte per fare posto a
delle saline, in seguito interrate e sulle quali sono sorte una sfilza di
opere, una strada litoranea, una segheria, l’ampliamento del cimitero,
la sede dell’Università, un quartiere dormitorio, il campo sportivo del
C.S.I. ed un albergo, grazie a sanatorie edilizie e deroghe del limite di
inedificabilità entro i 150 metri dalla linea di costa. In
particolare nel tratto della litoranea Dante Alighieri antistante
l'Università si verificano periodici insabbiamenti della sede stradale
con gravi danni alla circolazione veicolare, come evidenziato anche in un
recente studio sulla pericolosità ambientale della piana di Trapani
condotto dal prof. Gioacchino Cusimano del Dipartimento di Geologia
dell'Ateneo palermitano. Una
soluzione efficace e di minimo costo è quella di erigere un muro di
contenimento, opportunamente sagomato, di altezza almeno intorno ad un
metro, la cui utilità è già dimostrata dal fatto che, nei tratti
laddove esiste, il fenomeno risulta decisamente più limitato. Il recente
intervento eseguito a cura della amministrazione provinciale si è
rivelato del tutto inefficace in tal senso ed anche molto discutibile
sull’aspetto estetico. Inoltre
non è stato previsto nessun abbellimento come l’aggiunta di sedili e di
una appropriata vegetazione in modo da creare una passeggiata di notevole
effetto, come, invece, è stato realizzato in modo molto grazioso a Lido
Valderice e a Cornino per poter così veramente riqualificare questo
lungomare, anche con il recupero della tonnara di San Giuliano e farlo
diventare un fiore all’occhiello per una città come Trapani protesa sul
mare.
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